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«Manca sangue raro, gli immigrati ci aiutino»

Appello di Avis e Policlinico: oggi ci sono soltanto 450 donatori, ne occorrono almeno cinquemila. L' obiettivo per i prossimi tre anni è raccogliere almeno 15 mila nuove sacche di plasma

C'è bisogno di sangue raro a Milano. L' ospedale Policlinico insieme con l' Avis è a caccia di cinquemila donatori tra gli immigrati, con gruppi sanguigni difficili da trovare tra gli italiani.

L' obiettivo per i prossimi tre anni è raccogliere almeno 15 mila nuove sacche di sangue utili a curare soprattutto pazienti con malattie ereditarie (come l' anemia falciforme e la talassemia), leucemie, donne in gravidanza. Milanesi e non. Tutti bisognosi di trasfusioni. In crescita la domanda anche tra i figli delle coppie miste (più di un matrimonio su dieci in città vede marito straniero e moglie italiana o viceversa). Il principio è quello del colore degli occhi e dei capelli. Il gruppo sanguigno è ereditario. Così, come è più facile imbattersi in una bionda in Svezia che in Giappone, lo stesso vale per i gruppi sanguigni che derivano dalla combinazione di oltre 250 composti chimici (antigeni). Difficili da trovare tra gli italiani, frequenti tra filippini, nordafricani, sudamericani, indiani, cingalesi, cinesi e provenienti dall' Africa sub-sahariana. Di qui la decisione di dare il via a una raccolta straordinaria di sangue raro tra gli stranieri. Per risolvere un problema che si aggrava di anno in anno. Il progetto denominato «Comunità etniche» è dell' associazione Amici del Policlinico donatori di sangue. Unico in Italia, è svolto in collaborazione con l' Avis. «La sfida è contattare a tappeto le comunità religiose, le associazioni imprenditoriali e le comunità non profit - dice Giorgio Marmiroli, presidente dell' associazione Amici del Policlinico -. Vogliamo coinvolgere anche i giovani di seconda generazione, maggiormente integrati nella società milanese e quindi più facili da convincere». Inserzioni sui giornali in lingua, campagne pubblicitarie mirate, appelli durante le feste etniche: nulla sarà lasciato di intentato. Del resto oggi, tra i 20 mila donatori che fanno capo al Centro trasfusionale di via Sforza 35, solo 450 sono stranieri (la percentuale è del 2,4% contro una presenza di immigrati in città che tocca il 15%). Un gruppo sanguigno è raro quando ce l' ha meno di un abitante su mille. «Ciò non crea nessun problema per la salute - spiega Antonietta Villa, il medico del Policlinico che segue da vicino il progetto che coinvolge le comunità etniche -. I guai possono nascere quando una persona di gruppo raro ha bisogno di una trasfusione, perché allora può essere molto difficile trovare il sangue giusto. E, in caso di trasfusione di sangue incompatibile, le reazioni possono essere gravi. Anche mortali». Vincenzo Saturni, presidente dell' Associazione volontari italiani sangue (Avis) della Regione Lombardia, non vuole fare dell' allarmismo: «Abbiamo bisogno di tutti. Immigrati e non».


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Ravizza Simona

Pagina 3

(26 marzo 2008) - Corriere della Sera